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Anonimo asked:
Ahahahaha ma a DICIASSETTE ANNI tu pensi di Amare con la A maiuscola??????? Cazzo, la tua è una cotta, un innamoramento! Si ama più tardi scema!

Sì, penso di amare con A maiuscola. Non so perchè ma oggi tutti avete qualcosa da dire contro di me o le diciassettenni. 
Per amare, quindi, bisogna avere cosa? 18 anni, la patente, una laurea? No davvero, cosa bisogna avere?
Una cotta dura al massimo due mesi, non un anno e mezzo. 
Una cotta non dura così tanto nonostante la distanza, i genitori che sono contrari e i problemi. 
Nessuno lotterebbe così per una semplice cotta. Nessuno. 
Una cotta è quando alle medie un ragazzino ti baciava la guancia e tu arrossivi poi magari vedevi uno più bello e l’altro non ti piaceva più. 
Ho provato la cotta, e so dirti per certo che questa NON lo è.
No, questo no. Questo è AMORE. Te lo scrivo non solo con la A maiuscola, ma anche con la M, O, R, E. 
E’  A-M-O-R-E. 
E anche tra 10 anni, anche se magari ci saremmo già lasciati, io ti dirò la stessa cosa. 
Se pensi che questo sia un sentimento riservato agli “adulti” ti sbagli di grosso. 

P.s. “Scema” lo vai a dire alle amiche tue, non a me. Non esiste espressione peggiore e odio quella cazzo di parola. 

"Ieri mia mamma parlava nel sonno e io dalla camera mia, che è molto vicina alla camera da letto dei miei genitori, non riuscivo a dormire. Così ho provato ad ascoltare ciò che diceva, e non riuscivo a capire nulla, fino a quando ho sentito una frase “voglio scappare via di qui.”
A quel punto, ci sono rimasta impietrita. Diciamo tanto che i nostri genitori non si accorgono di noi, del nostro star male, dei nostri occhi spenti.
Ma noi, ci siamo mai accorti di loro, invece? Anche loro hanno i loro problemi, persino peggiori dei nostri.
Eppure ce li nascondono per non abbatterci ulteriormente. Spesso noi rispondiamo male ai nostri genitori perché stiamo male per fatti nostri, e ci troviamo a rifiutare un abbraccio da nostra madre perché è “da bambini piccoli”.
E mai abbiamo visto che anche i nostri genitori, seppur cresciuti, sono esattamente come noi. Desiderano un abbraccio, e a volte, vorrebbero andarsene da tutto e da tutti.
Non dirò mai a mia madre di aver sentito ciò che ha detto nel sonno, ma le starò vicina, quando vorrà un abbraccio glielo darò, e se mi dirà qualcosa la ascolterò."

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

aspettavo qualcosa del genere da tanto.

(via unpassodalsole)

Ti voglio bene mamma

(via volaviainsiemeame)

❤❤

(via oltre-lamaschera)

Finalmente un post che non sia contro ai genitori.

(via volevoimparareaviverefelice)

Mamma, papà..vi amo.

(via allora-insegnami-a-vivere-2) Dio che dolcezza, l’ho capito anche io, e anche io le staró sempre vicina. (via debolechecercadiessereforte)

Dire che sto piangendo, è poco.

(via natasha2806)
dayinthelifeofsomeoneelse asked:
Onestamente? Sto leggendo le domande che ti stanno facendo e concordo alla grande con te e con questa-musica-mi-salva. sono gusti si, ma i ragazzi dolci dopo un po' stufano. cioè io non sopporto i miei migliori amici quando fanno i dolci tra di loro e ora figurati ad avere qualcuno accanto che ti dice cose diabetiche dalla mattina alla sera. ma no ma dai. e il divertimento dov'è? il divertimento è nel momento in cui fa lo stronzo e poi ti fa il solletico per farsi perdonare..

.. il bello è quando lo vedi perennemente acido e poi che ti guarda e ti dice: ti amo. cazzo allora sai che è fottutamente vero. sarà che li preferiamo così perchè(parlo per me) siamo acide o non so, ma io mi sono innamorata del ragazzo con cui sono tutt’ora in fissa proprio per quel carattere di merda, il solito tipo che manda sempre tutti a fanculo e poi però si fa perdonare, perchè quando vuole sa essere dannatamente dolce(ma a volte va anche bene) sarà che ci piacciono perchè sono come noi.

esattamente :)

"Oggi un professore ha iniziato un discorso sull’alcolismo chiedendoci il nostro primo pensiero appena svegli.
Ci ha parlato di ragazze e ragazzi in cura da lui con dei problemi, come una ragazza che sfogava la sua rabbia, il suo dolore, la sua delusione accoltellandosi le gambe, così ha detto, con due occhi piccoli e la voce tappata, si accoltellava le gambe.
E poi di un’altra che lo ha fatto smettendo di mangiare, perchè era arrabbiata, erano tutte ragazze e ragazzi arrabbiati, incazzati, stufi marci di tutto il dolore, la merda, lo schifo, la società, il peso, la famiglia, la scuola, gli amici.
Era tutta gente arrabbiata che cercava un modo per eliminare quella rabbia, quel dolore, chi smettendo di mangiare, chi facendosi del male, chi bevendo, chi fumando, chi drogandosi.
E il bello é che a un certo punto ha richiamato un ragazzo che rideva, uno che non aveva capito un cazzo di quello che stava dicendo, che manco sapeva che lezione stesse seguendo, che si faceva il grosso davanti a un suo amico.
L’ha ripreso e ha detto “forse è a disagio, per questo ride”.
E allora ho abbassato gli occhi, perché la prima cosa a cui penso quando mi sveglio non è “che sogno ho fatto” ma é “quanto peso”, ma non lo puoi dire, perché mi rannicchio, sto ferma, lo ascolto e a ridere non ci penso nemmeno, perchè ho paura, dio, paura di quale sarà la prossima parola che dirá, la prossima ragazza con un problema magari uguale al mio, ho paura che possa accoltellare me, me e le mie maledette gambe con quelle maledette parole.
Non molto lontano ho visto una ragazza prendersi di getto le gambe e appoggiarci il mento, come a proteggerle, come a nasconderle.
Lei era una di quelle.
Una di quelle che moriva di paura, di essere riconosciuta, di essere indicata, di essere presa d’esempio, di doversi mostrare.
Lei era un po’ come me, forse.
Ma lui niente, guardava solo il ragazzino spaccone che aveva riso per qualche battuta stupida, guardava solo chi lo aveva interrotto.
Ed è così, chiudi gli occhi e fingi di non vedere chi sta in silenzio e t’accorgi solo di chi si mette in mostra.
Ma un sorriso finto e la voce bassa che trema urlano molto più di una risata."

conlaltamareaneglisguardi (via conlaltamareaneglisguardi)
Anonimo asked:
Ci parli del tuo ragazzo? Di come vi siete conosciuti, della vostra storia? Sei bellissima gnew 😽

la prima volta che l’ho visto era a settembre, ad una premiazione della mia scuola.
l’ho visto che camminava e rideva, con quei due buchi nelle guance e quel sorriso lì, quello che ti resta dentro.
era abbronzato, biondo, la camicia bianca incollata al petto, gli occhi così verdi.
mi è piaciuto subito. 
ho pensato fosse americano e che era in visita nella nostra scuola.
poi me ne sono dimenticata.
un giorno l’ho rivisto, ci siamo guardati, era sul mio piano.
lentamente ho scoperto chi fosse, il nome, l’anno, gli interessi.
poi me ne ridimenticai.
un giorno mi è tornato in mente e ho deciso di aggiungerlo su facebook, lui mi ha accettata e ha iniziato a mettere mi piace ad alcune mie foto.
poi mi ha fatto gli auguri, mi ha aggiunta su instagram e io ho fatto lo stesso.
tutto ciò nell’arco di quattro mesi, mesi in cui io nemmeno pensavo a lui, se non raramente.
poi mi ha scritto.
da lì abbiamo iniziato a sentirci tutti i giorni, a parlare nel cortile, a salutarci, a passare casualmente davanti la classe dell’altro, a guardarci di nascosto.
un paio di settimane dopo mi ha chiesto di uscire.
due caffè, un tavolino e una chiacchierata di tre ore: lui mi parlava dell’università che avrebbe voluto prendere, dei suoi viaggi, degli interessi e delle persone che avevamo in comune ed io mi stringevo le mani sotto al tavolo per non mordermi le labbra.
e ogni volta che rideva pensavo “ti prego copriti la bocca o te la bacio qui, ora, a questo tavolino”.
poi c’è stato un attimo in cui ci siamo avvicinati, mi doveva far vedere una cosa al telefono, e la testa ha iniziato a ronzarmi. 
sentivo il suo profumo, la sua voce, il suo respiro troppo vicini.
per fortuna si è staccato in fretta.
dopo un po’ abbiamo deciso di tornare.
ci siamo avvicinati alla sua moto, io ho detto qualcosa di stupido, ho riso, lui ha risposto velocemente, ha riso.
poi si è messo una mano nei capelli, ha corrugato la fronte e ha socchiuso gli occhi come fa lui.
in quel momento non sapevo che sarebbe stato uno dei suoi piccoli gesti a cui mi sarei affezionata.
mi ha guardata.
ha fatto per baciarmi sulla guancia, ha indugiato, il cuore ha iniziato a battermi, gli ho dato l’altra guancia, sorvolando le labbra, ho pensato “si baciano entrambe di solito”, ma dopo la seconda guancia per tornare indietro c’erano di nuovo le labbra e lui si è fermato, mi sono fermata anch’io.
poi le labbra hanno iniziato a correre ed è stato bellissimo.

"Mi manca l’inverno.
Le felpe, la scuola, la cioccolata calda, essere sempre superimpegnata, non avere mai tempo per niente, neanche per pensare o per leggere. Mi manca qualche mio compagno, mi manca anche qualche professore, addirittura.. Mi manca vedere la mia migliore amica ogni giorno, svegliarmi col piede giusto perchè so che lo vedrò. Mi mancano le sciarpe, i brividi quando lui mi riscalda abbracciandomi, il piumone, il termosifone e il fono acceso che riscalda i vestiti freddi alla mattina. Mi manca alitare nell’aria e far finta di fumare, mi manca l’odore della pioggia, mi mancano gli aloni delle macchine in cui scrivo sempre il suo nome. Mi manca dormire con le calzette e il pigiamone anti-sesso, mi manca stare a casa al calduccio e sentire che fuori piove. Mi mancano le guance rosse, il naso raffreddato che quando chiami ‘mamma’ ti esce fuori ‘babba’, mi manca far finta di star male per saltare la scuola, mi manca la voce da trans che viene solo col mal di gola. Mi mancano le foglie che cadono, gli arcobaleni dopo la pioggia, le coccole sotto il piumone con mia sorella. Mi manca essere in inverno e pensare all’estate, al sole, ai colori. Mi manca passare le serate a letto a rilassarmi e a guardare quei programmi in tv che cominciano sempre da settembre in poi. Mi mancano i bagni caldi, i compiti a casa che poi rimando sempre per stare su facebook o per fare qualunque altra cazzata. Mi mancano gli stivali, mi manca scendere di casa di fretta con la musica a palla per fare più veloce. Mi manca cantare sotto la pioggia con le amiche, mi mancano perfino i maglioni che mi fan sembrare più grassa, mi manca vestirmi a strati e sembrare una cipolla imbottita. Mi mancano le risate in classe quando entra la professoressa con i capelli tutti scompigliati dal vento che sembra Goku. Mi manca sentire le stronzate dei miei compagni durante le interrogazioni, mi mancano perfino i compiti in classe, i bigliettini preparati la sera prima e nascosti dentro il reggiseno o nei posti più impensabili. Mi manca scrivere sui banchi o sul diario quando mi annoio, mi manca arrivare a scuola e dover fare un giro immenso di saluti che quando finisci è già suonata la campana. Mi manca copiare i compiti poco prima che inizi la lezione perchè ho dimenticato di farli, mi manca passare ore al telefono per aiutare le mie compagne in difficoltà. Mi manca mettere le mani nel suo giubbotto per riscaldarmi. Mi manca la pastina in brodo, il latte caldo la mattina, la pizza del sabato sera. Mi manca fare tutte queste cose. Alla fine non sono poi così dispiaciuta che l’estate stia per finire."

bussandoalleportedelparadiso (via bussandoalleportedelparadiso)

Anonimo asked:

Ahahahaha ma a DICIASSETTE ANNI tu pensi di Amare con la A maiuscola??????? Cazzo, la tua è una cotta, un innamoramento! Si ama più tardi scema!

ilmareditroppo answered:

Sì, penso di amare con A maiuscola. Non so perchè ma oggi tutti avete qualcosa da dire contro di me o le diciassettenni. 
Per amare, quindi, bisogna avere cosa? 18 anni, la patente, una laurea? No davvero, cosa bisogna avere?
Una cotta dura al massimo due mesi, non un anno e mezzo. 
Una cotta non dura così tanto nonostante la distanza, i genitori che sono contrari e i problemi. 
Nessuno lotterebbe così per una semplice cotta. Nessuno. 
Una cotta è quando alle medie un ragazzino ti baciava la guancia e tu arrossivi poi magari vedevi uno più bello e l’altro non ti piaceva più. 
Ho provato la cotta, e so dirti per certo che questa NON lo è.
No, questo no. Questo è AMORE. Te lo scrivo non solo con la A maiuscola, ma anche con la M, O, R, E. 
E’  A-M-O-R-E. 
E anche tra 10 anni, anche se magari ci saremmo già lasciati, io ti dirò la stessa cosa. 
Se pensi che questo sia un sentimento riservato agli “adulti” ti sbagli di grosso. 

P.s. “Scema” lo vai a dire alle amiche tue, non a me. Non esiste espressione peggiore e odio quella cazzo di parola. 

ilmareditroppo:

mydreamisyou8:

amarsinonbastamai:

la statua dove la vuoi?

ti meriti una medaglia

Non voglio nessuna statua, voglio solo essere lasciata un pò in pace da certe teste di cazzo.

Ieri mia mamma parlava nel sonno e io dalla camera mia, che è molto vicina alla camera da letto dei miei genitori, non riuscivo a dormire. Così ho provato ad ascoltare ciò che diceva, e non riuscivo a capire nulla, fino a quando ho sentito una frase “voglio scappare via di qui.”
A quel punto, ci sono rimasta impietrita. Diciamo tanto che i nostri genitori non si accorgono di noi, del nostro star male, dei nostri occhi spenti.
Ma noi, ci siamo mai accorti di loro, invece? Anche loro hanno i loro problemi, persino peggiori dei nostri.
Eppure ce li nascondono per non abbatterci ulteriormente. Spesso noi rispondiamo male ai nostri genitori perché stiamo male per fatti nostri, e ci troviamo a rifiutare un abbraccio da nostra madre perché è “da bambini piccoli”.
E mai abbiamo visto che anche i nostri genitori, seppur cresciuti, sono esattamente come noi. Desiderano un abbraccio, e a volte, vorrebbero andarsene da tutto e da tutti.
Non dirò mai a mia madre di aver sentito ciò che ha detto nel sonno, ma le starò vicina, quando vorrà un abbraccio glielo darò, e se mi dirà qualcosa la ascolterò.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

aspettavo qualcosa del genere da tanto.

(via unpassodalsole)

Ti voglio bene mamma

(via volaviainsiemeame)

❤❤

(via oltre-lamaschera)

Finalmente un post che non sia contro ai genitori.

(via volevoimparareaviverefelice)

Mamma, papà..vi amo.

(via allora-insegnami-a-vivere-2) Dio che dolcezza, l’ho capito anche io, e anche io le staró sempre vicina. (via debolechecercadiessereforte)

Dire che sto piangendo, è poco.

(via natasha2806)

dayinthelifeofsomeoneelse asked:

Onestamente? Sto leggendo le domande che ti stanno facendo e concordo alla grande con te e con questa-musica-mi-salva. sono gusti si, ma i ragazzi dolci dopo un po' stufano. cioè io non sopporto i miei migliori amici quando fanno i dolci tra di loro e ora figurati ad avere qualcuno accanto che ti dice cose diabetiche dalla mattina alla sera. ma no ma dai. e il divertimento dov'è? il divertimento è nel momento in cui fa lo stronzo e poi ti fa il solletico per farsi perdonare..

stringimipiuchepuoi answered:

.. il bello è quando lo vedi perennemente acido e poi che ti guarda e ti dice: ti amo. cazzo allora sai che è fottutamente vero. sarà che li preferiamo così perchè(parlo per me) siamo acide o non so, ma io mi sono innamorata del ragazzo con cui sono tutt’ora in fissa proprio per quel carattere di merda, il solito tipo che manda sempre tutti a fanculo e poi però si fa perdonare, perchè quando vuole sa essere dannatamente dolce(ma a volte va anche bene) sarà che ci piacciono perchè sono come noi.

esattamente :)

Oggi un professore ha iniziato un discorso sull’alcolismo chiedendoci il nostro primo pensiero appena svegli.
Ci ha parlato di ragazze e ragazzi in cura da lui con dei problemi, come una ragazza che sfogava la sua rabbia, il suo dolore, la sua delusione accoltellandosi le gambe, così ha detto, con due occhi piccoli e la voce tappata, si accoltellava le gambe.
E poi di un’altra che lo ha fatto smettendo di mangiare, perchè era arrabbiata, erano tutte ragazze e ragazzi arrabbiati, incazzati, stufi marci di tutto il dolore, la merda, lo schifo, la società, il peso, la famiglia, la scuola, gli amici.
Era tutta gente arrabbiata che cercava un modo per eliminare quella rabbia, quel dolore, chi smettendo di mangiare, chi facendosi del male, chi bevendo, chi fumando, chi drogandosi.
E il bello é che a un certo punto ha richiamato un ragazzo che rideva, uno che non aveva capito un cazzo di quello che stava dicendo, che manco sapeva che lezione stesse seguendo, che si faceva il grosso davanti a un suo amico.
L’ha ripreso e ha detto “forse è a disagio, per questo ride”.
E allora ho abbassato gli occhi, perché la prima cosa a cui penso quando mi sveglio non è “che sogno ho fatto” ma é “quanto peso”, ma non lo puoi dire, perché mi rannicchio, sto ferma, lo ascolto e a ridere non ci penso nemmeno, perchè ho paura, dio, paura di quale sarà la prossima parola che dirá, la prossima ragazza con un problema magari uguale al mio, ho paura che possa accoltellare me, me e le mie maledette gambe con quelle maledette parole.
Non molto lontano ho visto una ragazza prendersi di getto le gambe e appoggiarci il mento, come a proteggerle, come a nasconderle.
Lei era una di quelle.
Una di quelle che moriva di paura, di essere riconosciuta, di essere indicata, di essere presa d’esempio, di doversi mostrare.
Lei era un po’ come me, forse.
Ma lui niente, guardava solo il ragazzino spaccone che aveva riso per qualche battuta stupida, guardava solo chi lo aveva interrotto.
Ed è così, chiudi gli occhi e fingi di non vedere chi sta in silenzio e t’accorgi solo di chi si mette in mostra.
Ma un sorriso finto e la voce bassa che trema urlano molto più di una risata.

conlaltamareaneglisguardi (via conlaltamareaneglisguardi)

Anonimo asked:

Ci parli del tuo ragazzo? Di come vi siete conosciuti, della vostra storia? Sei bellissima gnew 😽

conlaltamareaneglisguardi answered:

la prima volta che l’ho visto era a settembre, ad una premiazione della mia scuola.
l’ho visto che camminava e rideva, con quei due buchi nelle guance e quel sorriso lì, quello che ti resta dentro.
era abbronzato, biondo, la camicia bianca incollata al petto, gli occhi così verdi.
mi è piaciuto subito. 
ho pensato fosse americano e che era in visita nella nostra scuola.
poi me ne sono dimenticata.
un giorno l’ho rivisto, ci siamo guardati, era sul mio piano.
lentamente ho scoperto chi fosse, il nome, l’anno, gli interessi.
poi me ne ridimenticai.
un giorno mi è tornato in mente e ho deciso di aggiungerlo su facebook, lui mi ha accettata e ha iniziato a mettere mi piace ad alcune mie foto.
poi mi ha fatto gli auguri, mi ha aggiunta su instagram e io ho fatto lo stesso.
tutto ciò nell’arco di quattro mesi, mesi in cui io nemmeno pensavo a lui, se non raramente.
poi mi ha scritto.
da lì abbiamo iniziato a sentirci tutti i giorni, a parlare nel cortile, a salutarci, a passare casualmente davanti la classe dell’altro, a guardarci di nascosto.
un paio di settimane dopo mi ha chiesto di uscire.
due caffè, un tavolino e una chiacchierata di tre ore: lui mi parlava dell’università che avrebbe voluto prendere, dei suoi viaggi, degli interessi e delle persone che avevamo in comune ed io mi stringevo le mani sotto al tavolo per non mordermi le labbra.
e ogni volta che rideva pensavo “ti prego copriti la bocca o te la bacio qui, ora, a questo tavolino”.
poi c’è stato un attimo in cui ci siamo avvicinati, mi doveva far vedere una cosa al telefono, e la testa ha iniziato a ronzarmi. 
sentivo il suo profumo, la sua voce, il suo respiro troppo vicini.
per fortuna si è staccato in fretta.
dopo un po’ abbiamo deciso di tornare.
ci siamo avvicinati alla sua moto, io ho detto qualcosa di stupido, ho riso, lui ha risposto velocemente, ha riso.
poi si è messo una mano nei capelli, ha corrugato la fronte e ha socchiuso gli occhi come fa lui.
in quel momento non sapevo che sarebbe stato uno dei suoi piccoli gesti a cui mi sarei affezionata.
mi ha guardata.
ha fatto per baciarmi sulla guancia, ha indugiato, il cuore ha iniziato a battermi, gli ho dato l’altra guancia, sorvolando le labbra, ho pensato “si baciano entrambe di solito”, ma dopo la seconda guancia per tornare indietro c’erano di nuovo le labbra e lui si è fermato, mi sono fermata anch’io.
poi le labbra hanno iniziato a correre ed è stato bellissimo.

Mi manca l’inverno.
Le felpe, la scuola, la cioccolata calda, essere sempre superimpegnata, non avere mai tempo per niente, neanche per pensare o per leggere. Mi manca qualche mio compagno, mi manca anche qualche professore, addirittura.. Mi manca vedere la mia migliore amica ogni giorno, svegliarmi col piede giusto perchè so che lo vedrò. Mi mancano le sciarpe, i brividi quando lui mi riscalda abbracciandomi, il piumone, il termosifone e il fono acceso che riscalda i vestiti freddi alla mattina. Mi manca alitare nell’aria e far finta di fumare, mi manca l’odore della pioggia, mi mancano gli aloni delle macchine in cui scrivo sempre il suo nome. Mi manca dormire con le calzette e il pigiamone anti-sesso, mi manca stare a casa al calduccio e sentire che fuori piove. Mi mancano le guance rosse, il naso raffreddato che quando chiami ‘mamma’ ti esce fuori ‘babba’, mi manca far finta di star male per saltare la scuola, mi manca la voce da trans che viene solo col mal di gola. Mi mancano le foglie che cadono, gli arcobaleni dopo la pioggia, le coccole sotto il piumone con mia sorella. Mi manca essere in inverno e pensare all’estate, al sole, ai colori. Mi manca passare le serate a letto a rilassarmi e a guardare quei programmi in tv che cominciano sempre da settembre in poi. Mi mancano i bagni caldi, i compiti a casa che poi rimando sempre per stare su facebook o per fare qualunque altra cazzata. Mi mancano gli stivali, mi manca scendere di casa di fretta con la musica a palla per fare più veloce. Mi manca cantare sotto la pioggia con le amiche, mi mancano perfino i maglioni che mi fan sembrare più grassa, mi manca vestirmi a strati e sembrare una cipolla imbottita. Mi mancano le risate in classe quando entra la professoressa con i capelli tutti scompigliati dal vento che sembra Goku. Mi manca sentire le stronzate dei miei compagni durante le interrogazioni, mi mancano perfino i compiti in classe, i bigliettini preparati la sera prima e nascosti dentro il reggiseno o nei posti più impensabili. Mi manca scrivere sui banchi o sul diario quando mi annoio, mi manca arrivare a scuola e dover fare un giro immenso di saluti che quando finisci è già suonata la campana. Mi manca copiare i compiti poco prima che inizi la lezione perchè ho dimenticato di farli, mi manca passare ore al telefono per aiutare le mie compagne in difficoltà. Mi manca mettere le mani nel suo giubbotto per riscaldarmi. Mi manca la pastina in brodo, il latte caldo la mattina, la pizza del sabato sera. Mi manca fare tutte queste cose. Alla fine non sono poi così dispiaciuta che l’estate stia per finire.

bussandoalleportedelparadiso (via bussandoalleportedelparadiso)